Test di Schirmer

Che cosa è il test di Schirmer? 

Il test di Schirmer consiste nella verifica della normalità della secrezione lacrimale.

A che cosa serve? 

Certe malattie sono accompagnate dall’iposecrezione lacrimale, la quale è provocata anche dall’assunzione di determinati farmaci. 

Il test di Schirmer costituisce un mezzo semplice per individuare un’iposecrezione lacrimale.

Controindicazioni 

Le infezioni congiuntivali impediscono la realizzazione di questo test. 

Il test di Schirmer (STT) è un test semiquantitativo tra i più comuni per la misurazione della produzione lacrimale in medicina umana e veterinaria.
Viene effettuato tramite l’inserimento di una sottile striscia di carta bibula nel fornice della palpebra inferiore, a livello del suo terzo laterale.
Il risultato è dato dal livello di imbibizione della striscia, espresso in millimetri per 1 minuto nei nostri animali e per 5 minuti nei pazienti umani.

Il test di Schirmer deve essere eseguito prima di qualunque altro test:
l’applicazione precedente di soluzioni, farmaci parasimpaticolitici od anestetici locali influenza la lettura dei valori in misura positiva o negativa.

L’STT I indica la somma della produzione lacrimale basale e riflessa, mentre nell’STT II la previa applicazione di anestetico locale limita il risultato alla sola lacrimazione basale.

Valori normali di STT I riportati in letteratura si aggirano sui 20,2 ± 3,0 mm/min nel cane. 

Variazioni nel valore del test sono possibili in relazione alla manifattura delle strisce di carta bibula, pertanto si consiglia di usare sempre lo stesso tipo per il monitoraggio di STT nello stesso paziente. Particolare attenzione dovrebbe anche essere data al maneggiamento della striscia, dato che l’assorbimento dei grassi presenti sulla superficie cutanea umana può alterarne la lettura durante il test. 

L’interpretazione dei risultati di STT I sono riportati nella Tabella.

Interpretazione dei valori del test di Schirmer nel cane

Attendibilità dei valori del test di Schirmer

Variazioni in base alla razza

Vari studi hanno riportato nel cane possibili fluttuazioni dell’STT su base temporale (variazioni quotidiane e settimanali) ed a seconda della razza.

Anche il peso del soggetto sembra influenzare il valore di STT, che aumenta nei cani di grossa taglia in confronto a soggetti di taglie inferiori. Inoltre lo stato emotivo del paziente può variare la lettura del test, per stimolazione del sistema simpatico e conseguente diminuzione della produzione lacrimale, soprattutto nei pazienti felini.

Di fatto, nonostante rappresenti il test più comune per la diagnosi di occhio secco, l’STT presenta numerosi difetti che ne riducono l’attendibilità:

il suo valore è infatti in gran parte limitato dal fatto che i risultati attestano prevalentemente alterazioni del solo strato acqueo del film lacrimale. 

Nei pazienti canini non è infrequente riscontrare disparità tra valori di STT e segni clinici nei quadri evaporativi o dispersivi del film lacrimale, o nelle fasi precoci di Cheratocongiuntivite secca. 

Il significato di questo test non dovrebbe mai essere disgiunto dalla stretta osservazione dei segni clinici.

fonte: archivio vetjournal


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